ATTIVITA’ MOTORIA E PREVENZIONE DELL’IPERTENSIONE

Molti studi evidenziano come negli adulti sani un’attività fisica lieve o moderata riduca la mortalità generale e quella per malattie cardiovascolari sia nell’uomo che nella donna.

Tuttavia circa il 60% della popolazione adulta occidentale non svolge attività fisica regolare e il 35% è del tutto sedentario e questo costituisce un problema di notevole entità che coinvolge il mondo industrializzato.

Le recenti raccomandazioni sull’attività fisica dei Centers for Disease Control (CDC) e del National Institutes of Health suggeriscono ai soggetti adulti di svolgere un’attività fisica ad un livello adeguato alle loro capacità, necessità ed interesse (Tabella 1).

Viene raccomandato un esercizio regolare, possibilmente giornaliero, di almeno 30-45 minuti di camminata a passo svelto, bicicletta e lavoro manuale (in casa o giardino). Le attività fisiche possono includere un esercizio regolare come camminare o fare jogging o attività “intermittenti” fra cui salire le scale, dedicarsi al giardinaggio o lavori domestici (Tabella 2).

Tabella 1 e 2. Benefici ed effetti negativi dell’esercizio fisico negli adulti.

BENEFICI DOVUTI ALL’ ATTIVITA’ FISICA
  • Riduzione rischio morte per cardiopatia
  • Riduzione rischio diabete
  • Riduzione rischio neoplasie colon
  • Riduzione ansia o depressione
  • Mantenimento struttura ossea e muscolare
  • Riduzione rischio ipertensione arteriosa
  • Riduzione PA negli ipertesi

 

 EFFETTI NEGATIVI DELL’ATTIVITA FISICA
  • Traumi muscolo scheletrici (evitabili con allenamento progressivo)
  • Infezioni ed infiammazioni
  • Scatenamento eventi cardiaci (ma l’effetto netto è un minor rischio di mortalità)

 

Vi sono due tipi principali di esercizio fisico, classificati come aerobico (dinamico) ed isometrico (statico).

In generale l’effetto acuto dell’esercizio isometrico consiste in un aumento della portata cardiaca per effetto principale sulla frequenza cardiaca ed un aumento delle resistenze periferiche con incremento della pressione sistolica e diastolica. Quindi gli esercizi isometrici per potenziamento muscolare sono generalmente controindicati nei pazienti ipertesi soprattutto se non controllati da un’adeguata terapia.

L’effetto acuto dell’esercizio isometrico nel produrre marcati incrementi della pressione arteriosa (PA) è ben delineato, ma sono minimi o nulli i dati che documentano un maggior rischio d’ipertensione o di complicanze ipertensive come effetto cronico.

Per quel che riguarda gli esercizi dinamici non esiste un’aprioristica controindicazione nei pazienti ipertesi. E’ necessario tuttavia considerare che il 25% circa dei pazienti ipertesi possa manifestare un incremento acuto della PA diastolica, invece dell’attesa riduzione.

L’idoneità sportiva può essere concessa se la PA resta entro i valori di 170/100 mmHg a riposo e 230/115 mmHg durante sforzo massimale di tipo dinamico, in assenza di trattamento farmacologico con ritorno a valori basali entro 6 minuti. Si dovranno evitare le specialità sportive con prevalente sforzo isometrico.

Con l’esercizio isotonico regolare si sovrappongono alle risposte acute numerosi effetti cronici: aumento del volume ematico, ipertrofia eccentrica del ventricolo sinistro, riduzione della frequenza cardiaca  e della  PA.

Nei soggetti allenati il tono simpatico vasomotore è ridotto a riposo e questo conferisce una  riduzione delle resistenze  periferiche e della PA, al contrario l’attività parasimpatica è accentuata con relativa riduzione della frequenza cardiaca [Clueb, 2002].

 MECCANISMI D’AZIONE DELL’ESERCIZIO FISICO

L’ipertensione è una delle condizioni mediche più comuni nel mondo occidentale, colpisce circa il 25% della popolazione e le sue conseguenze sono la causa principale di mortalità e morbilità. Questa malattia è infatti uno dei principali fattori di rischio di malattie cerebrovascolari (ictus), di cardiopatia ischemica (infarto miocardico acuto, angina) di scompenso cardiaco e di insufficienza renale. Nonostante i chiari benefici del trattamento antiipertensivo nel ridurre l’incidenza di tali complicanze, spesso vengono sollevati dubbi sulla prospettiva che il 25% della popolazione adulta utilizzi per decenni farmaci antiipertensivi.

Tutti i farmaci hanno effetti collaterali ed il costo del trattamento medico dell’ipertensione è considerevole.

Gli interventi sullo stile di vita sono utili nella prevenzione dell’ipertensione nei soggetti geneticamente predisposti o ipertesi evitando o riducendo così l’utilizzo dei farmaci e limitando gli eventuali effetti collaterali.

Tutte le linee guida raccomandano la modificazione dello stile di vita come approccio terapeutico a pazienti con ipertensione non grave di recente diagnosi, consigliando la terapia farmacologica soltanto a coloro che non rispondono adeguatamente. [11, Club, 2002].

In tabella 3 sono elencati i presidi non farmacologici per il controllo della pressione arteriosa raggruppati secondo l’efficacia documentata negli studi.

Tabella 3. Efficacia del controllo non farmacologico dell’ipertensione

  • RIDUZIONE PESO
  • RIDUZIONE ALCOOL
  • RIDUZIONE SODIO
  • AUMENTO ATTIVITA’ FISICA
  • AUMENTO POTASSIO
  • RIDUZIONE GRASSI SATURI
  • TECNICHE RILASSAMENTO
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Sulla base delle revisioni della letteratura, fra cui le metanalisi, è stata provata l’efficacia della perdita di peso (nei soggetti obesi), dell’esercizio  fisico, della riduzione del consumo di alcool e di sodio sulla riduzione della PA.  In particolare, un calo ponderale di 4,5 kg generalmente abbassa la pressione arteriosa di circa 3-4 mm Hg.  Poiché l’esercizio influenza il peso corporeo come parte di un più vasto programma per ottenere un bilancio calorico adeguato, può essere difficile distinguere il suo effetto sulla pressione arteriosa da quello determinato dalla  perdita di peso stessa. Esistono tuttavia buone evidenze relative alla riduzione della pressione arteriosa ottenuta mediante l’allenamento fisico.

L’effetto della dieta e dell’attività fisica sulla riduzione dei valori di pressione arteriosa è stato dimostrato in uno studio svedese effettuato su 70 pazienti. Cinquanta pazienti moderatamente sovrappeso sono stati sottoposti a dieta ipocalorica controllata per 12 settimane, e quindi a training fisico regolare  associato per altre 12 settimane; 20 pazienti costituivano la popolazione di  controllo. La dieta sperimentale era costituita da una dieta artificiale  obbligatoria più’ un insieme di cibi in aggiunta accuratamente selezionati. E’ stata richiesta ai pazienti una particolare attenzione ai dettagli. Si sono  evidenziati favorevoli cambiamenti nella massa di tessuto muscolare e di tessuto adiposo dopo 12 settimane di sola dieta ed un ulteriore miglioramento si è notato con la dieta in aggiunta all’attività fisica nella riduzione dell’indice di massa corporea, dei valori di colesterolemia totale e di pressione arteriosa sistolica. Molti pazienti con valori di pressione di base inferiori a 140 mmHg hanno  presentato un’ulteriore riduzione di pressione arteriosa con la dieta o con la  dieta associata all’attività fisica. La riduzione dei valori di pressione arteriosa  media è risultata oscillante tra  – 2 +- 11  e  – 4 +- 7  mmHg nei 20 pazienti di controllo, tra  – 9 +- 10  e  – 7 +- 8  mmHg con la sola dieta, e tra  – 13 +- 11  e  – 9 +- 8 mmHg con la dieta associata all’attività fisica  (figura 4).

Figura 4. Risultati dello studio di Svendsen e Coll

 Figura 4

 

 

Da segnalare inoltre che queste riduzioni della pressione arteriosa sono dovute in minima parte alla riduzione di peso corporeo, come si deduce infatti dalla minima riduzione dell’indice di massa corporea (BMI) che varia in funzione del peso corporeo, essendo l’altezza una costante.

Posto quindi che l’esercizio fisico riduce la pressione arteriosa vogliamo ora verificare cosa sia importante nelle caratteristiche dell’esercizio dinamico: intensità, frequenza e durata.

Si può osservare inoltre che non esiste una relazione lineare tra intensità e risposta pressoria, essendo quest’ultima casuale e variabile indipendentemente dall’intensità dell’esercizio.

Le variazioni della pressione arteriosa non  risultano correlate alla frequenza settimanale degli esercizi. In Figura 17 si evidenzia come la variazione della frequenza della pressione arteriosa nei tre gruppi settimanali non raggiunga un valore statisticamente significativo (p > 0 – 44).

fig 5
Figura 5

In conclusione l’esercizio fisico effettuato per 30-60 minuti con una frequenza pari a 3-5 volte alla settimana riduce la pressione arteriosa particolarmente negli ipertesi.

Un’intensità pari al 40-50% dell’intensità massima calcolata sembra altrettanto efficace rispetto ad un’intensità del 70% nel ridurre la pressione arteriosa, così come una durata di 30 minuti risulta altrettanto efficace rispetto a tempi maggiori.

Figura 5. Variazioni della pressione arteriosa (in mmHg) in relazione alla frequenza settimanale dell’ esercizio

 

 

 

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