“ Il controllo dell’ipertensione mediante attività motoria e la conseguente diminuzione del rischio aterogeno”

Il corpo umano e’ un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre.

(Ippocrate)

il mondo  è come un libro, e chi non viaggia legge solo una paggina

(Sant’Agostino)

 

 

Di

Enea Monaco

 

 

INDICE

 

  1. 1.     INTRODUZIONE

–            Tutto inizia da qui…

–        …Tutto origina da qui…

–        …Tutto viene scritto qui.

–        La vita è un percorso da fare

  1. 2.     PREFAZIONE
  2. 3.     ….NON CORRERE….NON URLARE…STAI FERMO….
  3. EPIDEMIOLOGIA DELLE MALATTIE CARDIO VASCOLARI

Epidemiologia descrittiva

Epidemiologia analitica

  1. 5.     FATTORI DI RISCHIO DELLE MALATTIE CARDIO VASCOLARI

L’ipertensione, il fumo, le dislipidemie e il diabete

  1. 6.     IPERTENSIONE COME FATTORE DI RISCHIO DELLE MALATTIE CARDIO VASCOLARI.
  2. 7.     EPIDEMIOLOGIA IPERTENSIONE (MONDO, TREND)

MONICA, Monitory trends and determinants in Cardiovascular Diseases.

  1. 8.     IPERTENSIONE: DEFINIZIONE
  2. 9.     MECCANISMI FISIOLOGICI
  3. 10.  LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE PRIMARIA MEDIANTE ESERCIZIO FISICO
  4. 11.  ATTIVITA’ MOTORIA E PREVENZIONE IPERTENSIONE
  5. 12.  MECCANISMI DI AZIONE DELL’ ESERCIZIO FISICO
  6. 13.  LINEE GUIDA PER IL TEST D’ESERCIZIO

12. CONCLUSIONI (MORBOSITÀ)

13. RINGRAZIAMENTI

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

 

“io nella vita faro di tutto, tranne la dieta e il moto”

“Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”

“L’unico modo per liberarsi da una tentazione è cederle”

(Oscar Wilde)

Molti tra i più grandi personaggi della nostra cultura hanno lasciato un messaggio negativo su come comportarci, nel 1870 Oscar Wilde  cita  aforismi tipo  “io nella vita farò di tutto, tra la dieta e  il moto”, “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni” oppure “L’unico modo per liberarsi da una tentazione è cederle”; si dice che La pigrizia è la mancanza di determinazione nel compiere un’azione di cui si riconosce l’importanza.

Il termine pigrizia deriva dal greco parèsis, che significa indebolimento, indolenza. Addirittura secondo la Chiesa cattolica, la perseveranza di tale atteggiamento costituisce uno dei sette peccati capitali, il quale prende il nome di accidia che è l’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza.

Una realtà complessa come l’accidia trae origine da numerosi fattori, una delle cause più frequenti è l’amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io. Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l’io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi.

Ci sono inoltre due cause, apparentemente contraddittorie, che favoriscono l’accidia, e sono l’ozio e l’attivismo.

L’ozio è la mancanza di occupazioni, di interessi, ma soprattutto una realtà che rende la vita quotidiana amorfa e trascinata. Davanti ad ogni prerogativa l’ozioso si chiede “a che pro?” e trasformando le giornate di inattività, pigrizia, inerzia.

D’altra parte, lavoro e impegni eccessivi, che disperdono e creano molti punti di riferimento non collegati tra di loro, possono provocare uno stato di accidia: ci si è dati un compito al di là delle proprie forze e si crolla.

 

«  E io ch’avea d’error la testa cinta,

dissi: “Maestro, che è quel ch’i’ odo?

e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.

Ed elli a me: “Questo misero modo

tengon l’anime triste di coloro

che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro

de li angeli che non furon ribelli

né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,

né lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”.

E io: “Maestro, che è tanto greve

a lor che lamentar li fa sì forte?”.

Rispuose: “Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. »

            (Dante Alighieri, Inferno III, 31-51)

Altro sinonimo di pigrizia è “ignavia”, un atteggiamento che Dante condanna nella Divina Commedia al punto tale che pone questa categoria di anime al di fuori di tutto, anche delle porte dell’Inferno. Appare evidente il disprezzo che Dante prova per queste anime: non li ritiene neppure degni di entrare nell’Inferno, perché nessuno li vuole, e lo stesso Poeta fa pronunciare a Virgilio la frase “Non ti curar di loro ma guarda e passa” (intendendo che la viltà di questi individui non li rende degni nemmeno di una parola).

 

 

D’altra parte oltre tutto quello che una persona può creare di se stessa, non può nemmeno contare sull’ambiente esterno che spesso influenza il nostro Io in maniera negativa.

Ad oggi il continuare a cedere alle  tentazioni, il non fare moto, la pigrizia o l’ignavia sembrano un’epidemiologia in vasta crescita, che fa prendere piega al sedentarismo, il quale viene definito come termine medico  per descrivere uno stile di vita con una mancanza di esercizio fisico.

È comunemente riscontrato nei paesi sviluppati e in via di sviluppo ed è caratterizzato dallo stare seduti, leggere, guardare la televisione e usare il computer per buona parte del giorno con mancanza parziale o totale di esercizio fisico, causando  obesità e malattie cardiovascolari.

1….NON CORRERE…
NONURLARE …STAI FERMO….

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